Una nuova politica partendo dall’Enciclica del Papa

Dic 19, 2021 | Nero su Bianco

In libreria dal 15 dicembre il libro “Un mondo aperto per una buona politica”, curato da Lucio Romano, già senatore, in collaborazione con Vannino Chiti e Paolo Corsini. Il libro, dedicato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, raccoglie saggi di autorevoli politici, teologi, filosofi sulla Lettera enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco.

Tra gli autori, gli ex ministri Renato Balduzzi, Vannino Chiti, Anna Finocchiaro, Mariapia Garavaglia; Pietro Grasso, senatore e già Presidente del Senato; Stefano Zamagni, presidente della Pontificia Accademia di Scienze Sociali. Il libro è presentato da Mons Domenico Battaglia, Arcivescovo metropolita di Napoli; la postfazione è di Mons Angelo Spinillo, Vescovo di Aversa e presidente della Commissione per il laicato della CEI. L’introduzione è a cura di Francesco Occhetta, gesuita e prestigioso studioso di politica.  

Sen. Romano, perché questo libro?

Alla pubblicazione della Lettera enciclica “Fratelli tutti, sulla fraternità e l’amicizia sociale” ci siamo interrogati sulla opportunità di aprire un dialogo nell’ambito della politica. Un percorso, cioè, che potesse offrire spunti di approfondimento partendo dalle evocative parole chiave dell’Enciclica quali “fraternità” e “amicizia sociale”. È un impegno che abbiamo portato a termine con l’immediata disponibilità di autorevoli personalità che hanno raccolto il nostro invito. 

L’Enciclica è un richiamo alla politica?

Il monito che Papa Francesco rivolge alla politica è fermo: “La politica così non è più una sana discussione su progetti a lungo termine per lo sviluppo di tutti e del bene comune, bensì solo ricette effimere di marketing che trovano nella distruzione dell’altro la risorsa più efficace”. Nell’Enciclica vengono prospettate ben precise linee di azione, delineati percorsi di speranza, indicati orizzonti di rigenerazione che realisticamente possono tradurre la fratellanza in agire concreto. 

Quali interrogativi più pressanti?

Prima di tutto si cerca di dare una risposta all’isolamento e alla chiusura nell’individualismo che tanto segna i nostri tempi. Il Pontefice osserva il mondo e rileva l’impressione che si stia sviluppando un vero e proprio scisma tra il singolo e la comunità umana. Emergono gravosi interrogativi sui quali si sviluppano spazi di riflessione che – curati con generosità e passione da politici, filosofi e teologi – fanno proprie le visioni inclusive dell’Enciclica per rappresentare, nei rispettivi contributi, una fattiva realizzazione di “amicizia sociale”.

Che tipo di cultura politica emerge?

Non risulta facile sintetizzare le varie argomentazioni che le autrici e gli autori dei vari capitoli del libro – provenienti da culture politiche diverse – hanno proposto per delineare una concezione inclusiva che sia superamento della cultura dello scarto. Posso dire che si rileva nettamente il filo conduttore di una visione comunitaria realista e senza incertezze per “percorsi di un nuovo incontro”. Insomma, nessuna utopia ma concrete possibilità. 

Il Vescovo Spinillo ha curato la postfazione. Quale considerazione ritiene prioritaria?

Tra le tante che Mons Spinillo richiama all’attenzione, riprendo una citazione in particolare che richiama alla responsabilità. “Un nuovo contesto sociale, come quello che ormai si va ampiamente delineando, che genera e allo stesso tempo si radica in una nuova visione antropologica, in un diverso orizzonte di riferimento per la vita dell’umanità, richiede una nuova e più consapevole partecipazione alla vita politica. Rimane fondamentale, come in ogni tempo o epoca della storia del mondo, la partecipazione di tutti alla vita della città. Una politica veramente matura, capace di produrre buoni frutti per tutta l’umanità, è quella che chiama ogni cittadino ad essere protagonista e corresponsabile della vita comune”.

Sen Romano, il titolo del suo capitolo è “Un estraneo sulla strada”. Perché?Richiama il capitolo dell’Enciclica in cui l’aver “cura” è il fondamento della vita sociale. Per me il più forte e basilare messaggio che emerge. La politica, che non può essere solo scienza dell’organizzazione del potere, ha l’esigenza di comprendere che il destino di ognuno è legato a quello di tanti altri prossimi con cui insieme condividiamo il vivere sociale. C’è una sofferenza umana diffusa, vasta e spesso accantonata nell’inventario delle preoccupazioni sociali ed alle quali la politica della cura deve farsene carico. Ciò non significa demandare ogni responsabilità e iniziativa solo allo Stato. Si richiede la corresponsabilità di ognuno, in un welfare comunitario. In sintesi, le politiche della cura sono un impegno contro il disincanto e la mancanza di speranza.