News di Lucio Romano

Maternità surrogata, la Santa Sede all’ONU: tutelare sempre donne e bambini

Maternità surrogata, la Santa Sede all’ONU: tutelare sempre donne e bambini

Vatican News

Una nota della Missione permanente richiama i rischi legati a uno sfruttamento in cui “la tecnologia e la pratica hanno superato di gran lunga il diritto e l’etica”: una vita non può mai essere un “prodotto”, prima di tutto viene “il rispetto della dignità e dei diritti”

Contrastare la violenza e lo sfruttamento legati alla maternità surrogata e rafforzare la tutela della dignità delle donne e dei bambini. È questo il messaggio al centro di una nota della Missione permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite, diffusa in occasione di un evento collaterale della 70.ma Commissione sulla condizione delle donne, dedicato al tema «Proteggere donne e bambini: contrastare la violenza e lo sfruttamento nella maternità surrogata».

Un dibattito alla Commissione sulla condizione delle donne

Nel documento si esprime anzitutto apprezzamento per i partner dell’iniziativa — il governo italiano, la Türkiye e il Paraguay — e si richiama l’attenzione su una questione ritenuta «urgente», nella quale «la tecnologia e la pratica hanno superato di gran lunga il diritto e l’etica». Pur riconoscendo che molti considerano la maternità surrogata «una soluzione compassionevole per coloro che desiderano diventare genitori», la nota sottolinea che «l’intero contesto deve essere preso in considerazione» per valutare se tale pratica sia compatibile con «il rispetto della dignità e dei diritti delle donne e dei bambini».

Pressioni economiche e rischio di sfruttamento

Tra gli elementi evidenziati vi è la dimensione economica del fenomeno. Molte donne che accettano di diventare madri surrogate indicano «il bisogno economico come ragione principale» della loro scelta. Non a caso, si osserva, sono frequenti «le storie di persone ricche e famose che commissionano una maternità surrogata», mentre risultano rare quelle di «donne benestanti che si offrono come surrogate». La domanda di bambini nati attraverso questa pratica, prosegue il testo, «supera già l’offerta», mentre misure come «protezione sociale, istruzione e opportunità economiche» — che potrebbero ridurre il rischio di sfruttamento — probabilmente indurrebbero molte donne «a rifiutare di entrare in tali accordi». Da qui la domanda posta nel documento, ovvero «se l’industria della maternità surrogata potrebbe sopravvivere se la povertà venisse eliminata». La nota segnala inoltre che, dove sono consentiti accordi commerciali, le potenziali madri surrogate possono trovarsi coinvolte in «una competizione perversa per ottenere i genitori committenti». Anche nei Paesi in cui la maternità surrogata commerciale è vietata, si osserva che compensazioni per i costi o presunti «regali» possono talvolta «nascondere pagamenti». In alcuni casi, aggiunge il testo, donne che non desidererebbero entrare in questi accordi possono essere «spinte o persino costrette» da familiari, mentre chi vive in condizioni di povertà difficilmente può permettersi «consulenze legali o mediche indipendenti».

I diritti dei bambini

La nota richiama anche alcuni casi concreti, nei quali «oltre una dozzina di bambini» sono stati trovati accuditi da tate in abitazioni affittate, mentre i genitori committenti continuavano a ricorrere a nuove madri surrogate. Inoltre, si osserva, la mercificazione dei bambini può intrecciarsi con pregiudizi, ad esempio nel caso delle diagnosi prenatali di disabilità, quando il bambino rischia di essere considerato «un “prodotto” difettoso o un problema da risolvere», invece che «un dono da accogliere e custodire». Tale atteggiamento, prosegue il testo, contrasta con una società giusta in cui i bambini possano crescere e svilupparsi. I minori, infatti, hanno diritti e interessi che devono essere rispettati, a partire dal «diritto morale di essere concepiti in un atto d’amore». In base alla Convenzione sui diritti dell’infanzia — «lo strumento sui diritti umani più ampiamente ratificato» — i bambini hanno anche «il diritto di conoscere ed essere accuditi dai propri genitori». Il fatto che questo diritto non possa sempre essere realizzato, si osserva, «non dovrebbe essere utilizzato per giustificare una pratica che deliberatamente lo viola».

La posizione della Santa Sede

Pur riconoscendo «il desiderio reale e comprensibile di avere figli», la nota ritiene che tali problemi non possano essere risolti semplicemente attraverso la regolamentazione. In questo senso viene ricordata con favore la decisione della Conferenza dell’Aia di diritto internazionale privato di non proseguire, almeno per il momento, i lavori su una convenzione riguardante la filiazione giuridica nei casi di maternità surrogata. Infine, nel documento si fa riferimento al passaggio in cui Papa Leone XIV ribadisce che «trasformando la gestazione in un servizio negoziabile, [la maternità surrogata] viola la dignità sia del bambino, ridotto a “prodotto”, sia della madre, sfruttandone il corpo e il processo generativo, e distorcendo la vocazione relazionale originaria della famiglia». Già Papa Francesco, anch’egli citato nel documento, aveva detto che «un figlio è sempre un dono e mai l’oggetto di un contratto commerciale». Alla luce di queste considerazioni, la Missione permanente della Santa Sede auspica che il confronto avviato nell’ambito della Commissione possa favorire ulteriori passi «verso la fine di questa pratica in tutte le sue forme e a tutti i livelli», con l’obiettivo di proteggere donne e bambini «dallo sfruttamento e dalla violenza».

Commissione Teologica Internazionale: Quo vadis humanitas?

Commissione Teologica Internazionale: Quo vadis humanitas?

Quo vadis, humanitas? – Dove vai, umanità?”. Il titolo del nuovo documento della Commissione Teologica Internazionale (CTI) – approvato da Leone XIV lo scorso 9 febbraio e pubblicato oggi, 4 marzo – ne racchiude pienamente le ragioni di fondo e lo scopo finale: oggi, di fronte a un’accelerazione tecnologica senza precedenti, la teologia vuole offrire “una proposta teologica e pastorale” che intende la vita umana come “vocazione integrale” e “co-responsabilità verso gli altri e verso Dio”, alla luce del Vangelo. Centrale il riferimento alla Costituzione conciliare Gaudium et spes, pubblicata quasi 61 anni fa: il documento della CTI ne mutua infatti sia il dialogo “aperto” tra la Chiesa e il mondo contemporaneo, sia il concetto dell’essere umano “integrale, nell’unità di corpo e anima, di cuore e di coscienza, di intelletto e volontà”.

Link Documento: https://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/cti_documents/rc_cti_doc_20260304_quo-vadis-humanits_it.html

Stavo solo scherzando

Stavo solo scherzando

“Nell’ampio scenario degli studi sull’adolescenza1, che dedicano approfondimenti allo stato di benessere e

malessere, al corpo, le relazioni, gli spazi digitali, la presente ricerca nasce con l’intento di interpretare il tema

specifico della violenza nelle relazioni affettive onlife2 (teen dating violence3), ampliando lo sguardo anche alle

relazioni amicali e sociali tra pari, un ambito di indagine recente e complesso, nonché ancora poco

approfondito sul piano empirico e teorico.

In questo studio, la chiave interpretativa della violenza di genere4 aiuta a leggere e riconoscere il presentarsi

di comportamenti di controllo e violenza (e il loro eventuale acuirsi) tra ragazzi e ragazze. Questa stessa lente

consente di interpretare anche l’apparente paradosso di condotte violente nelle relazioni che in alcuni casi

sono agite non solo dai ragazzi ma anche dalle ragazze, mettendo a fuoco le differenze di tali atti e

comportamenti anche in relazione alle loro motivazioni e conseguenze. Queste ultime non ricadono allo

stesso modo su tutte e tutti, ma seguono una linea di genere, che rende la violenza strutturalmente

asimmetrica: in altre parole, la violenza nelle relazioni in adolescenza ha costi più alti per donne, ragazze e

persone non conformi al genere, in termini, per esempio di paura, rinunce, stigma e rischi.

Nonostante nelle relazioni quotidiane, già a partire dall’adolescenza, i confini tra cura, gelosia e controllo

siano spesso poco chiari e i copioni violenti circolino e diventino pratiche “a disposizione” di tutte e tutti5.. ,

osservando il fenomeno nel suo complesso, dai dati più recenti arriva conferma della particolare esposizione

delle più giovani. Nel report ISTAT “La violenza contro le donne, dentro e fuori la famiglia – Primi risultati

2025”6 sono proprio le 16-24enni a emergere come gruppo più colpito dalla violenza maschile: il 37,6%

dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni (11% delle donne 16-

70enni complessive): quasi 10 punti in più rispetto al 2014. L’aumento è trainato soprattutto dalle violenze

sessuali, che passano dal 17,7% al 30,8%. L’esposizione riguarda tutti i tipi di autore, ma l’incremento più forte

è legato agli ex partner (dal 5,7% al 12,5%) e agli uomini non partner (parenti, amici, conoscenti, sconosciuti:

dal 15,3% al 28,6%).

Il quadro nazionale “medio” appare stabile rispetto all’indagine ISTAT del 20147, ma nasconde un netto

peggioramento generazionale: adolescenti e giovani adulte sono oggi molto più esposte (ma forse anche più

consapevoli rispetto al fenomeno e dunque più propense a parlare delle esperienze subìte e a denunciare)8.

Il quadro sembra confermato da un recente approfondimento di ISTAT sugli accessi al Pronto Soccorso e i

ricoveri ospedalieri delle e dei minorenni per motivi legati alla violenza. Sebbene i dati includano anche

violenze subìte da adulti, gli accessi al PS con diagnosi di violenza di bambine e ragazze sono circa il doppio

rispetto a bambini e ragazzi (84,5 per 100.000 vs 45,1) e il divario di genere è massimo nella classe 11-17 anni:

il tasso di accesso al PS è quasi tre volte più elevato nelle giovani (117,8 per 10.000 vs 44,4); la violenza

sessuale è la causa principale degli accessi al PS (34,5% rispetto al totale degli accessi con diagnosi di

violenza), in particolare nel genere femminile (46,3%) e nella classe 11-17 anni (55,2%)9.

La violenza nelle relazioni tra adolescenti non nasce dal nulla: si inserisce in una cultura che, storicamente,

assegna a donne e uomini ruoli diversi e distribuisce potere e libertà in modo diseguale. In questo senso, i

risultati della presente ricerca suggeriscono l’opportunità di approfondire ulteriormente contesto, dinamiche

e agiti di violenza tra giovani adolescenti nelle loro relazioni intime, per non rischiare di leggere l’attualità con

lenti interpretative inattuali, e per restituire una fotografia che dia conto delle differenze e le sfumature

interne al fenomeno.” (Estratto dalla Introduzione della Ricerca)

Per il download della Ricerca: https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/stavo-solo-scherzando

Raggi di verità

Raggi di verità

“Raggi di Verità” è un podcast dedicato ai 60 anni della Nostra aetate. Prende spunto dalle parole di Leone XIV, che – nell’anniversario della dichiarazione conciliare – ha ricordato che le religioni «riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini». Dopo un episodio introduttivo con il cardinale George Jacob Koovakad, prefetto del Dicastero per il Dialogo Interreligioso, intervengono Elena Dini, esperta di dialogo tra le religioni, p. Norbert Hofmann, Segretario della Commissione vaticana per i rapporti religiosi con l’ebraismo, Riccardo Di Segni, Rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, e Nadjia Kebour, docente al PISAI e all’Urbaniana. Si parla dell’attualità del testo conciliare, dei rapporti tra cristiani e ebrei, di antisemitismo, del rapporto con l’Islam e delle sfide attuali per la pace. 

Un podcast scritto, condotto e curato da Elena Dini e Fabio Colagrande. Produzione tecnica interviste di Alberto Giovannetti.

Ep. 1 – Anteprima, dal monologo al dialogo https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/raggi-di-verita/2025/12/podcast-raggi-verita-nostra-aetate-intervista-koovakad.html

Ep. 2 – La svolta epocale nel dialogo interreligioso https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/raggi-di-verita/2025/12/podcast-raggi-verita-nostra-aetate-storia-dialogo-religioni.html

Ep. 3 – Un legame ritrovato: la Chiesa e l’ebraismo https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/raggi-di-verita/2025/12/podcast-raggi-verita-dialogo-ebraismo-rabbino-disegni.html

Ep. 4 – Stima e dialogo: la Chiesa e l’Islam https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/raggi-di-verita/2025/12/podcast-raggi-verita-dialogo-islam-fondamentalismo-nadjia-kebour.html

Ep. 5 – Camminando insieme nella speranza https://www.vaticannews.va/it/podcast/rvi-programmi/raggi-di-verita/2025/12/podcast-raggi-verita-dialogo-religioni-speranza-futuro.html

2026: è ora di scrivere una nuova storia

2026: è ora di scrivere una nuova storia

Guardiamo a queste pagine bianche che ci aspettano e chiediamoci: che futuro vogliamo costruire? Che cosa possiamo e dobbiamo fare?

Nonostante le sfide drammatiche che ci circondano, possiamo scegliere di voltare pagina e iniziare a scrivere un capitolo diverso. Definire nuovi orizzonti.

Ognuno di noi ha un ruolo!

È ora di scrivere una nuova storia!

Leone XIV: servono politiche che proteggano la dignità dei minori nell’era dell’IA

Leone XIV: servono politiche che proteggano la dignità dei minori nell’era dell’IA

Leone XIV ha ricevuto i partecipanti al Convegno “The dignity of children and adolescents in the age of Artificial Intelligence” invitando governi e organizzazioni internazionali ad aggiornare le leggi sulla protezione dei dati. Ha auspicato inoltre che gli adulti siano formati nella conoscenza dei rischi di un “accesso precoce, senza limiti e verifiche”. Sottolineando che solo con un “approccio educativo, etico e responsabile” si può garantire che l’IA sia un alleato e non una minaccia.

Ecco l’intervento di Papa Leone XIV:

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Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale

Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale

Art. 1 – La legge reca principi in materia di ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione di sistemi e di modelli di intelligenza artificiale. Promuove un utilizzo corretto, trasparente e responsabile, in una dimensione antropocentrica, dell’intelligenza artificiale, volto a coglierne le opportunita’. Garantisce la vigilanza sui rischi economici e sociali e sull’impatto sui diritti fondamentali dell’intelligenza artificiale.

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Intelligenza artificiale. OMS: “Una nuova frontiera per la medicina tradizionale”

Intelligenza artificiale. OMS: “Una nuova frontiera per la medicina tradizionale”

L’intelligenza artificiale (IA) sta aprendo nuove prospettive nella medicina tradizionale, complementare e integrativa (TCIM), un settore che coinvolge 170 paesi e miliardi di persone in tutto il mondo. Durante l’AI for Good Global Summit, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), insieme all’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) e all’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale (WIPO), ha presentato un rapporto tecnico intitolato Mapping the application of artificial intelligence in traditional medicine. Questo documento offre una mappa dettagliata delle applicazioni attuali e potenziali dell’IA in questo ambito, mostrando come la tecnologia stia migliorando pratiche antiche in modo sicuro ed efficace.

Steve Jobs: “stay hungry, stay foolish”. A 20 anni dal famoso discorso alla Standford University

Steve Jobs: “stay hungry, stay foolish”. A 20 anni dal famoso discorso alla Standford University

“Stay hungry, stay foolish.” Sono passati 20 anni da quel leggendario discorso che Steve Jobs tenne alla Stanford University il 12 giugno 2005. “Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.”

Un discorso che ha ispirato milioni di persone nel mondo. “Stay hungry, stay foolish” (Siate affamati. Siate folli.) Rimani curioso. Non smettere di sognare. Non smettere mai di cercare, di osare, di sbagliare e ricominciare. Un messaggio che oggi, forse più che mai, ha ancora valore.
Non serve essere geni della Silicon Valley. Non serve essere fondatori di aziende o visionari della tecnologia. Quel messaggio parla a tutti noi, ogni volta che scegliamo di seguire la nostra voce interiore, anche quando è difficile.

E forse è il momento di ascoltarlo di nuovo.

👉 https://www.youtube.com/watch?v=UF8uR6Z6KLcStay hungry. Stay foolish.

“Sono onorato di essere qui con voi oggi, nel giorno della vostra laurea presso una delle migliori università del mondo. Io non mi sono mai laureato. A dir la verità, questa è l’occasione in cui mi sono di più avvicinato ad un conferimento di titolo accademico. Oggi voglio raccontarvi tre episodi della mia vita. Tutto qui, nulla di speciale. Solo tre storie.

La prima storia parla di “unire i puntini”.

Ho abbandonato gli studi al Reed College dopo sei mesi, ma vi sono rimasto come imbucato per altri diciotto mesi, prima di lasciarlo definitivamente. Allora perchè ho smesso?


Tutto è cominciato prima che io nascessi. La mia madre biologica era laureanda ma ragazza-madre, decise perciò di darmi in adozione. Desiderava ardentemente che io fossi adottato da laureati, così tutto fu approntato affinché ciò avvenisse alla mia nascita da parte di un avvocato e di sua moglie. All’ultimo minuto, appena nato, questi ultimi decisero che avrebbero preferito una femminuccia. Così quelli che poi sarebbero diventati i miei “veri” genitori, che allora si trovavano in una lista d’attesa per l’adozione, furono chiamati nel bel mezzo della notte e venne chiesto loro: “Abbiamo un bimbo, un maschietto, ‘non previsto’; volete adottarlo?”. Risposero: “Certamente”. La mia madre biologica venne a sapere successivamente che mia mamma non aveva mai ottenuto la laurea e che mio padre non si era mai diplomato: per questo si rifiutò di firmare i documenti definitivi per l’adozione. Tornò sulla sua decisione solo qualche mese dopo, quando i miei genitori adottivi le promisero che un giorno sarei andato all’università.

Infine, diciassette anni dopo ci andai. Ingenuamente scelsi un’università che era costosa quanto Stanford, così tutti i risparmi dei miei genitori sarebbero stati spesi per la mia istruzione accademica. Dopo sei mesi, non riuscivo a comprenderne il valore: non avevo idea di cosa avrei fatto nella mia vita e non avevo idea di come l’università mi avrebbe aiutato a scoprirlo. Inoltre, come ho detto, stavo spendendo i soldi che i miei genitori avevano risparmiato per tutta la vita, così decisi di abbandonare, avendo fiducia che tutto sarebbe andato bene lo stesso. OK, ero piuttosto terrorizzato all’epoca, ma guardandomi indietro credo sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’istante in cui abbandonai potei smettere di assistere alle lezioni obbligatorie e cominciai a seguire quelle che mi sembravano interessanti.

Non era tutto così romantico al tempo. Non avevo una stanza nel dormitorio, perciò dormivo sul pavimento delle camere dei miei amici; portavo indietro i vuoti delle bottiglie di coca-cola per raccogliere quei cinque cent di deposito che mi avrebbero permesso di comprarmi da mangiare; ogni domenica camminavo per sette miglia attraverso la città per avere l’unico pasto decente nella settimana presso il tempio Hare Krishna. Ma mi piaceva. Gran parte delle cose che trovai sulla mia strada per caso o grazie all’intuizione in quel periodo si sono rivelate inestimabili più avanti. Lasciate che vi faccia un esempio:

il Reed College a quel tempo offriva probabilmente i migliori corsi di calligrafia del paese. Nel campus ogni poster, ogni etichetta su ogni cassetto, erano scritti in splendida calligrafia. Siccome avevo abbandonato i miei studi ‘ufficiali’e pertanto non dovevo seguire le classi da piano studi, decisi di seguire un corso di calligrafia per imparare come riprodurre quanto di bello visto là attorno. Ho imparato dei caratteri serif e sans serif, a come variare la spaziatura tra differenti combinazioni di lettere, e che cosa rende la migliore tipografia così grande. Era bellissimo, antico e così artisticamente delicato che la scienza non avrebbe potuto ‘catturarlo’, e trovavo ciò affascinante.

Nulla di tutto questo sembrava avere speranza di applicazione pratica nella mia vita, ma dieci anni dopo, quando stavamo progettando il primo computer Machintosh, mi tornò utile. Progettammo così il Mac: era il primo computer dalla bella tipografia. Se non avessi abbandonato gli studi, il Mac non avrebbe avuto multipli caratteri e font spazialmente proporzionate. E se Windows non avesse copiato il Mac, nessun personal computer ora le avrebbe. Se non avessi abbandonato, se non fossi incappato in quel corso di calligrafia, i computer oggi non avrebbero quella splendida tipografia che ora possiedono. Certamente non era possibile all’epoca ‘unire i puntini’e avere un quadro di cosa sarebbe successo, ma tutto diventò molto chiaro guardandosi alle spalle dieci anni dopo.

Vi ripeto, non potete sperare di unire i puntini guardando avanti, potete farlo solo guardandovi alle spalle: dovete quindi avere fiducia che, nel futuro, i puntini che ora vi paiono senza senso possano in qualche modo unirsi nel futuro. Dovete credere in qualcosa: il vostro ombelico, il vostro karma, la vostra vita, il vostro destino, chiamatelo come volete… questo approccio non mi ha mai lasciato a terra, e ha fatto la differenza nella mia vita.

La mia seconda storia parla di amore e di perdita.

Fui molto fortunato – ho trovato cosa mi piacesse fare nella vita piuttosto in fretta. Io e Woz fondammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo appena vent’anni. Abbiamo lavorato duro, e in dieci anni Apple è cresciuta da noi due soli in un garage sino ad una compagnia da due miliardi di dollari con oltre quattromila dipendenti. Avevamo appena rilasciato la nostra migliore creazione – il Macintosh – un anno prima, e avevo appena compiuto trent’anni… quando venni licenziato. Come può una persona essere licenziata da una Società che ha fondato? Beh, quando Apple si sviluppò assumemmo una persona – che pensavamo fosse di grande talento – per dirigere la compagnia con me, e per il primo anno le cose andarono bene. In seguito però le nostre visioni sul futuro cominciarono a divergere finché non ci scontrammo. Quando successe, il nostro Consiglio di Amministrazione si schierò con lui. Così a trent’anni ero a spasso. E in maniera plateale. Ciò che aveva focalizzato la mia intera vita adulta non c’era più, e tutto questo fu devastante.

Non avevo la benché minima idea di cosa avrei fatto, per qualche mese. Sentivo di aver tradito la precedente generazione di imprenditori, che avevo lasciato cadere il testimone che mi era stato passato. Mi incontrai con David Packard e Bob Noyce e provai a scusarmi per aver mandato all’aria tutto così malamente: era stato un vero fallimento pubblico, e arrivai addirittura a pensare di andarmene dalla Silicon Valley. Ma qualcosa cominciò a farsi strada dentro me: amavo ancora quello che avevo fatto, e ciò che era successo alla Apple non aveva cambiato questo di un nulla. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. Così decisi di ricominciare.

Non potevo accorgermene allora, ma venne fuori che essere licenziato dalla Apple era la cosa migliore che mi sarebbe potuta capitare. La pesantezza del successo fu sostituita dalla soavità di essere di nuovo un iniziatore, mi rese libero di entrare in uno dei periodi più creativi della mia vita.

Nei cinque anni successivi fondai una Società chiamata NeXT, un’altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una splendida ragazza che sarebbe diventata mia moglie. La Pixar produsse il primo film di animazione interamente creato al computer, Toy Story, ed è ora lo studio di animazione di maggior successo nel mondo. In una mirabile successione di accadimenti, Apple comprò NeXT, ritornai in Apple e la tecnologia che sviluppammo alla NeXT è nel cuore dell’attuale rinascimento di Apple. E io e Laurene abbiamo una splendida famiglia insieme.

Sono abbastanza sicuro che niente di tutto questo mi sarebbe accaduto se non fossi stato licenziato dalla Apple. Fu una medicina con un saporaccio, ma presumo che ‘il paziente’ne avesse bisogno. Ogni tanto la vita vi colpisce sulla testa con un mattone. Non perdete la fiducia, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha aiutato ad andare avanti sia stato l’amore per ciò che facevo. Dovete trovare le vostre passioni, e questo è vero tanto per il/la vostro/a findanzato/a che per il vostro lavoro. Il vostro lavoro occuperà una parte rilevante delle vostre vite, e l’unico modo per esserne davvero soddisfatti sarà fare un gran bel lavoro. E l’unico modo di fare un gran bel lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato ciò che fa per voi, continuate a cercare, non fermatevi, come capita per le faccende di cuore, saprete di averlo trovato non appena ce l’avrete davanti. E, come le grandi storie d’amore, diventerà sempre meglio col passare degli anni. Quindi continuate a cercare finché non lo trovate. Non accontentatevi.

La mia terza storia parla della morte.

Quando avevo diciassette anni, ho letto una citazione che recitava: “Se vivi ogni giorno come se fosse l’ultimo, uno di questi c’avrai azzeccato”. Mi fece una gran impressione, e da quel momento, per i successivi trentatrè anni, mi sono guardato allo specchio ogni giorno e mi sono chiesto: “Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?”. E ogni volta che la risposta era “No” per troppi giorni consecutivi, sapevo di dover cambiare qualcosa.

Ricordare che sarei morto presto è stato lo strumento più utile che abbia mai trovato per aiutarmi nel fare le scelte importanti nella vita. Perché quasi tutto – tutte le aspettative esteriori, l’orgoglio, la paura e l’imbarazzo per il fallimento – sono cose che scivolano via di fronte alla morte, lasciando solamente ciò che è davvero importante. Ricordarvi che state per morire è il miglior modo per evitare la trappola rappresentata dalla convinzione che abbiate qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione perché non seguiate il vostro cuore.

Un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Effettuai una scansione alle sette e trenta del mattino, e mostrava chiaramente un tumore nel mio pancreas. Fino ad allora non sapevo nemmeno cosa fosse un pancreas. I dottori mi dissero che con ogni probabilità era un tipo di cancro incurabile, e avevo un’aspettativa di vita non superiore ai tre-sei mesi. Il mio dottore mi consigliò di tornare a casa ‘a sistemare i miei affari’, che è un modo per i medici di dirti di prepararti a morire. Significa che devi cercare di dire ai tuoi figli tutto quello che avresti potuto nei successivi dieci anni in pochi mesi. Significa che devi fare in modo che tutto sia a posto, così da rendere la cosa più semplice per la tua famiglia. Significa che devi pronunciare i tuoi ‘addio’.

Ho vissuto con quella spada di Damocle per tutto il giorno. In seguito quella sera ho fatto una biopsia, dove mi infilarono una sonda nella gola, attraverso il mio stomaco fin dentro l’intestino, inserirono una sonda nel pancreas e prelevarono alcune cellule del tumore. Ero in anestesia totale, ma mia moglie, che era lì, mi disse che quando videro le cellule al microscopio, i dottori cominciarono a gridare perché venne fuori che si trattava una forma molto rara di cancro curabile attraverso la chirurgia. Così mi sono operato e ora sto bene.

Questa è stata la volta in cui mi sono trovato più vicino alla morte, e spero lo sia per molti decenni ancora. Essendoci passato, posso dirvi ora qualcosa con maggiore certezza rispetto a quando la morte per me era solo un puro concetto intellettuale:

Nessuno vuole morire. Anche le persone che desiderano andare in paradiso non vogliono morire per andarci. E nonostante tutto la morte rappresenta l’unica destinazione che noi tutti condividiamo, nessuno è mai sfuggito ad essa. Questo perché è come dovrebbe essere: la Morte è la migliore invenzione della Vita. E’ l’agente di cambio della Vita: fa piazza pulita del vecchio per aprire la strada al nuovo. Ora come ora ‘il nuovo’ siete voi, ma un giorno non troppo lontano da oggi, gradualmente diventerete ‘il vecchio’e sarete messi da parte. Mi dispiace essere così drammatico, ma è pressappoco la verità.

Il vostro tempo è limitato, perciò non sprecatelo vivendo la vita di qualcun’altro. Non rimanete intrappolati nei dogmi, che vi porteranno a vivere secondo il pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui zittisca la vostra voce interiore. E, ancora più importante, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione: loro vi guideranno in qualche modo nel conoscere cosa veramente vorrete diventare. Tutto il resto è secondario.

Quando ero giovane, c’era una pubblicazione splendida che si chiamava The whole Earth catalog, che è stata una delle bibbie della mia generazione. Fu creata da Steward Brand, non molto distante da qui, a Menlo Park, e costui apportò ad essa il suo senso poetico della vita. Era la fine degli anni Sessanta, prima dei personal computer, ed era fatto tutto con le macchine da scrivere, le forbici e le fotocamere polaroid: era una specie di Google formato volume, trentacinque anni prima che Google venisse fuori. Era idealista, e pieno di concetti chiari e nozioni speciali.

Steward e il suo team pubblicarono diversi numeri di The whole Earth catalog, e quando concluse il suo tempo, fecero uscire il numero finale. Era la metà degli anni Settanta e io avevo pressappoco la vostra età. Nella quarta di copertina del numero finale c’era una fotografia di una strada di campagna nel primo mattino, del tipo che potete trovare facendo autostop se siete dei tipi così avventurosi. Sotto, le seguenti parole: “Siate affamati. Siate folli”. Era il loro addio, e ho sperato sempre questo per me. Ora, nel giorno della vostra laurea, pronti nel cominciare una nuova avventura, auguro questo a voi.

Siate affamati. Siate folli.”

Caritas: la povertà in Italia

Caritas: la povertà in Italia

“Uno sguardo d’insieme sui dati. Nel 2024 le persone accolte e sostenute dai centri di ascolto e i servizi della rete Caritas in Italia sono state 277.775. Si tratta di un numero che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari, poiché l’intervento di operatori e volontari mira sempre a rispondere ai bisogni e alle esigenze che riguardano l’intera famiglia.

È una cifra significativa, che colpisce per la sua ampiezza e per la gravità delle situazioni che rappresenta, anche perché il dato è da intendersi come parziale, in quanto riferito esclusivamente ai centri Caritas informatizzati; le informazioni provengono infatti da 3.341 servizi distribuiti in 204 diocesi (pari al 92,7% delle diocesi italiane)1, che fanno riferimento a tutte le 16 regioni ecclesiastiche. Tali servizi rappresentano circa la metà di quelli promossi e/o gestiti dalle Caritas diocesane e parrocchiali del nostro Paese che, secondo l’ultima mappatura nazionale, risultano essere 6.7802.

Rispetto al 2023, il numero delle persone aiutate è cresciuto del 3%, a un ritmo meno sostenuto in confronto agli anni precedenti. Questo lieve incremento ha interessato esclusivamente le diocesi che, nello stesso periodo, hanno visto crescere il numero dei centri attivi (complessivamente si è registrato un +6,9% nel numero dei centri5). Al contrario, nelle diocesi in cui non si è verificato un ampliamento della rete informatizzata, il numero degli assistiti è rimasto pressoché stabile. Questa tendenza alla stabilizzazione delle richieste di aiuto può essere interpretata come un possibile segnale di rallentamento delle gravi emergenze sociali ed economiche che hanno colpito il nostro Paese negli ultimi anni.”

Per consultare il Report: https://www.caritas.it/wp-content/uploads/sites/2/2025/06/report_stampa_9_06_25.pdf

Protoclone: lanciato il robot umanoide della Clone Robotics

Protoclone: lanciato il robot umanoide della Clone Robotics

Protoclone: il futuro della robotica umanoide. Presentato recentemente da Clone Robotics, è un innovativo corpo sintetico che replica fedelmente l’anatomia umana. Dotato di uno scheletro polimerico 206 ossa e oltre 1.000 muscoli artificiali (Myofiber), Protoclone mira a un realismo senza precedenti. Con movimenti che sembrano naturali. Muscoli pneumatici e idraulici che imitano la contrazione muscolare umana. Oltre 500 sensori integrati tra telecamere 3D, sensori inerziali e di pressione, per un controllo e un feedback di alta precisione.

Molti hanno definito Protoclone “inquietante”. Comunque segna un ulteriore passo in avanti per lo studio della biomeccanica umana. Potrebbe rivoluzionare il mondo delle protesi, dei “care robot” e dei c.d. “androidi domestici” con movimenti fluidi e naturali.

Rapporto annuale 2025

Rapporto annuale 2025

Mercoledì 21 maggio alle ore 11.00 a Palazzo Montecitorio, il Presidente dell’Istat Francesco Maria Chelli ha illustrato il “Rapporto annuale 2025. La situazione del Paese”.

La trentatreesima edizione del Rapporto esamina i cambiamenti economici, demografici e sociali che hanno interessato il Paese nell’anno appena trascorso, offrendo un quadro informativo ampio e approfondito sulle principali sfide del nostro tempo e su quelle che l’Italia sarà chiamata ad affrontare nei prossimi anni.

Il Rapporto è articolato in quattro capitoli: Economia e ambiente; Popolazione e società; Una società per tutte le età; Il sistema economico tra vincoli e opportunità: un confronto tra le generazioni. Per ciascuno di essi, dopo una breve introduzione, si evidenziano i principali risultati.”

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