È di questi giorni la pubblicazione del Rapporto curato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con la Procura Napoli Nord. Ne emerge un quadro che sottolinea ancora una volta la persistenza di un gran numero di siti di smaltimento controllato o abusivo di rifiuti, anche pericolosi, dove si è proceduto anche a combustioni illegali. Nello studio è stata praticata, per ogni Comune, l’analisi sull’andamento del rischio sanitario in funzione del rischio da rifiuti.
I risultati evidenziano nel complesso un possibile ruolo causale e/o concausale tra siti di rifiuti e insorgenza dei tumori. Alcuni Comuni presentano eccessi di specifiche patologie per mortalità, ospedalizzazione, incidenza dei tumori, prevalenza di malformazioni congenite e nati pretermine o con basso peso. Sono dati scientifici che devono essere attentamente valutati anche per evitare i fuorvianti e improduttivi conflitti tra negazionisti e catastrofisti. Categorie, queste ultime, che sono state usate per contrastarsi senza costruire un dialogo auspicabilmente basato sulla oggettività e nell’interesse del bene comune.
Altro aspetto positivo del Rapporto è il metodo usato, vale a dire la collaborazione tra istituzioni, la messa a fattor comune di dati finora frastagliati presso diversi Enti e in banche-dati diverse. Una metodologia particolarmente sostenuta nell’Indagine conoscitiva al Senato, nella scorsa Legislatura, in merito agli effetti dell’inquinamento ambientale sull’incidenza dei tumori, delle malformazioni feto-neonatali ed epigenetica.
In questa ottica sono stati fondamentali, accanto ai rilievi ambientali, quelli epidemiologici dei Registri Tumori (RT) che hanno bisogno di sempre maggiore sostegno. Con i RT si raggiunge una maggiore efficacia nell’individuare il luogo e l’esposizione ambientale, la registrazione della residenza al momento della data di incidenza rispetto alla conoscenza del solo luogo dove si è verificato il decesso, la ricostruzione della storia residenziale dei soggetti e quindi la possibilità di definire i tempi di esposizione a possibili fonti di rischio. Nella valutazione del nesso di causalità, infatti, tra inquinanti e tumori, è importante l’uso dei dati secondo il criterio dello studio analitico che valutano l’associazione tra un fattore, come l’esposizione o il fattore di rischio, e la malattia. È una metodologia specifica per lo studio delle cause delle malattie e ne misura la frequenza. Ad esempio, quante volte è più alto il rischio di ammalarsi per le persone che sono state esposte a un fattore inquinante rispetto a quelle persone che non sono state esposte?
C’è una criticità, come riportata nel Rapporto: “probabilmente i rifiuti hanno causato oppure hanno concorso in maniera con-causale alla insorgenza dei tumori”. L’osservazione è corretta sotto il profilo scientifico. Ma, come anche autorevolmente sottolineato successivamente, il fattore probabilità non rappresenta un elemento concreto per il nesso di causalità in ambito giudiziario tra insorgenza delle malattie e presenza dei rifiuti. È plausibile che con studi analitici su aree più limitate sarà possibile, quanto prima, dare una risposta rigorosa anche su quest’aspetto.
Lucio Romano Relatore Indagine conoscitiva su inquinamento e tumori, Senato della Repubblica – XVII Legislatura


