Ragionare di vita

Gen 24, 2021 | Nero su Bianco

Parlare di morte per ragionare di vita. Una ricerca multidisciplinare. Su questo tema, tra i più dibattuti e conflittuali in bioetica, è dedicato il libro a cura di Carmine Matarazzo e Lucio Romano, docenti presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – Sezione San Tommaso d’Aquino. Diversi i contributi che, in un confronto interdisciplinare, analizzano i vari aspetti antropologici, teologici, filosofici, socioeconomici, biopolitici e biolegislativi. 

Riportiamo un estratto della Postfazione di p. Maurizio Pietro Faggioni ofm, Ordinario di Bioetica presso l’Accademia Alfonsiana di Roma, consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Caro lettore,

arrivo anch’io, insieme a te, alla fine di questo libro. Io l’ho divorato con un misto di curiosità e di fascinazione. È scritto bene, è profondo, è suggestivo. Ci si può chiedere, a tratti, quale sia il nesso di certe parti o di certi passaggi con il tema generale della morte, ma bisogna ascoltarlo tutto per capire la ricchezza sinfonica di questo volume, anche perché non è a ben guardare – un libro sulla morte.

All’inizio mi ha spiazzato l’ordine di presentazione degli interventi. Siam abituati a partire dalle premesse antropologiche e teologiche per poi passare alle questioni etiche e infine scendere alle conclusioni normative. La vita, però, non funziona così. I problemi vengono prima delle risposte, si accalcano, si affastellano con urgenza, sfidano la nostra riflessione mettendo alla prova la tenuta delle nostre persuasioni sul mondo, sull’uomo, sulla vita, sulla morte. Ed ecco, allora, che si parte con lo sguardo rigoroso e tecnico del discorso bioetico e biogiuridico sul fine vita (che non è esattamente la stessa cosa della morte) aggiornato sino all’ultima sentenza e all’ultimo dibattito per poi dilatarsi e approfondirsi nell’inconscio collettivo in cui abbiamo rimosso la morte o forse anche la vita autentica.

Quanto più cerchiamo di capire fin dove arriva il rispetto per la vita quando apriamo le braccia alla morte, tanto più scopriamo che vita e morte sono due facce della stessa medaglia e che il mistero della vita e della morte, proprio perché mistero, è più grande degli occhi. Come decidere su qualcosa che sfugge allo sguardo? Ed ecco dipanarsi per cerchi sempre più larghi l’esperienza umana della vita e della morte fino al paradosso cristiano in virtù del quale l’ultimo passo scivola oltre la soglia a dare senso e direzione a tutto il cammino.

La malattia e la morte in quanto esperienze umane, esperienze della nostra contingenza e del limite di cui siamo intrisi, non sono date una volta per tutte, ma si presentano in molti modi. Per questo l’etica cattolica sulle terapie e il fine vita è uno dei capitoli più magmatici e aperto, in un contesto di valori condivisi, a determinazioni anche molto divergenti fra i diversi soggetti e nei diversi contesti esistenziali. La Morte e la malattia non sono le stesse per tutti perché sono sperimentate in modi anche molto diversi. La pandemia del Covid-19 che sta seminando morte in ogni angolo del pianeta lo ha mostrato con assoluta evidenza. Ci sono popolazioni e ambienti in cui è parte della esperienza quotidiana lottare contro le malattie infettive, ammalarsi e morire senza aver potuto ricevere, per povertà estrema, cure adeguate.

C’è tanta saggezza in questo libro perché prima di tutto ascolta la realtà nella sua drammaticità, prende sul serio le domande angoscianti delle persone, ne ascolta le risposte contraddittorie. Questo volume non giudica e non condanna, ma accoglie e accompagna”.

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Lucio Romano

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