L’Intelligenza artificiale (IA) nel futuro delle libere professioni. Oggi a Santa Maria Capua Vetere un proficuo e approfondito incontro multidisciplinare. Ho trattato gli aspetti bioetici e politici sulle ultime innovazioni di una tecnologia che coinvolge tutti, così ogni nostro ambito lavorativo e sociale.
Con riflessioni in ambito giuridico di autorevoli relatori, abbiamo preso in considerazione la correlazione con lo sviluppo umano e le ripercussioni, appunto, nelle libere professioni.
Comunque, vorrei riportare solo alcuni e recenti dati macroeconomici di previsione. Secondo il Fondo Monetario Internazionale, nelle economie più avanzate l’IA potrebbe mettere a rischio il 60% degli attuali lavori. Maggiormente a rischio quelli che richiedono competenze ripetitive e di routine. Mentre risulterebbero più sicure professioni in cui la figura umana non è sostituibile come i medici. Secondo il McKinsey Global Institute, solo negli Usa entro il 2030 circa 12 milioni di persone dovranno cercare un nuovo lavoro per effetto dell’avanzare delle nuove tecnologie e del loro impatto. Le maggiori ricadute per i salari più bassi.
Tuttavia, sempre secondo il FMI, circa la metà dei posti di lavoro nel cui ambito agisce l’IA può trarre anche grandi benefici in termini di crescita della produttività. Così si richiederanno nuove competenze. Insomma, nulla sarà come prima.
A fronte di questi aspetti, enormi gli investimenti delle grandi imprese. Basta pensare che per gli investimenti globali sull’IA si prevede una costante e significativa progressione: circa 300 miliardi di dollari per il 2024, fino a 1847 miliardi di dollari per il 2030.
Il tema è etico-sociale e politico. Proprio su questi aspetti ho dedicato una larga parte della mia relazione.



