Legge sull’aborto. 40 anni dopo

Mag 23, 2021 | Osservatorio Cittadino

Intervista di Margherita Sarno

Sono trascorsi 40 anni dal referendum sull’aborto del 17 maggio 1981. Una legge che da sempre fa discutere fino a forti contrapposizioni tra favorevoli e contrari. In questa stagione, segnata dalla pandemia da Covid-19 con le sue drammatiche conseguenze, può sembrare che il tema dell’aborto sia stato accantonato. Invece permane forte la sua attualità. Intervistiamo sul tema l’ex senatore Lucio Romano, ginecologo e membro del Comitato Nazionale per la Bioetica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, su un tema che coinvolge appunto aspetti medici, bioetici e politici.

Partiamo dal profilo medico, che cos’è l’aborto farmacologico che tanto ha fatto discutere in questi ultimi mesi?

Consiste nell’assunzione a distanza di 48 ore l’uno dall’altro di due principi attivi diversi. Prima l’RU486, che causa la cessazione della vitalità dell’embrione, poi l’altro principio attivo (prostaglandina) che ne determina l’espulsione. Recentemente il Ministero della Salute, previo parere favorevole del Consiglio Superiore di Sanità, ha esteso l’aborto farmacologico fino 9 settimane compiute di età gestazionale anche presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale e autorizzate dalla Regione, consultori oppure day hospital. In sintesi, si è annullato il precedente vincolo di cautela relativo all’utilizzo dell’RU486 in regime di ricovero dal momento dell’assunzione fino alla conclusione del percorso assistenziale. Ciò ha suscitato contrapposte reazioni, tra favorevoli e contrari come alcune regioni quali Umbria, Marche e Abruzzo.

Negli anni si è riscontrata una progressiva riduzione del numero di aborti volontari. Un successo della legge 194? 

Secondo l’ultima Relazione al Parlamento del Ministro della Salute, si registra negli anni una costante diminuzione delle Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG, ndr). Nel 2018 sono state 76.328, più che dimezzate rispetto alle 234.801 del 1983, anno in cui si è riscontrato il maggior numero di IVG in Italia. Comunque, sarebbe improprio derubricare il tutto a un semplice elenco di dati. Gli aspetti da considerare sono tanti e particolarmente problematici. Il calo degli aborti è riconducibile a una pluralità di fattori. 

Come accompagnare una donna che ha fatto ricorso all’IVG?

Per una donna l’IVG è un dolore nascosto che necessita di prossimità e accorto sostegno, quando viene richiesto. Tutelare la vita fin dal suo inizio non significa certo porsi in una posizione di giudizio di condanna aprioristica verso una donna che ha fatto ricorso all’aborto. Piuttosto, si richiede a ognuno, in ragione delle proprie responsabilità e competenze, anche di provvedere a prevenire o rimuovere le cause che possono portare all’IVG. Sia sotto il profilo socioculturale sia economico. Insomma, un comportamento proattivo nel rispetto della libera responsabilità.

Venendo agli interrogativi etici, quando inizia la vita?

Questa è la domanda chiave. Ci sono due impostazioni diverse. Una prima, che personalmente condivido sia sotto il profilo biologico sia antropologico, riconosce l’identità di essere umano e di persona fin dal concepimento, già prima che l’embrione si annidi nell’utero. Dal concepimento c’è una nuova vita umana, unica e irripetibile. Una volta che il processo è incominciato con la fecondazione non c’è una particolare parte dello sviluppo che sia più importante di un’altra o che muti la nostra sostanza di esseri umani. Una seconda impostazione, invece, si contrappone con varie teorie biologiche o psico-sociali secondo le quali la definizione di umano si attribuisce sole se si manifestano specifiche caratteristiche. Nello specifico, si rinvengono ben quattordici teorie diverse: per alcuni, la vita umana inizia dopo 21-22 ore dalla fecondazione oppure dopo 7-14 giorni; per altri, dal settimo mese di gravidanza; per altri ancora, quando il feto è in grado di percepire il dolore o quando presenta manifestazioni che indicano chiaramente un comportamento umano.  

Allora un conflitto su un tema eticamente sensibile o una contrapposizione tra partiti?

Impossibile scindere questi due aspetti perché è compito del legislatore normare anche questi temi. Purtroppo, da sempre le contrapposizioni rischiano di lasciarsi condizionare da slogan e letture di mera appartenenza partitica che, inevitabilmente, impediscono confronti costruttivi. Ma su aspetti della vita così problematici e drammatici l’unica soluzione sarebbe sempre lasciare libertà di coscienza in ogni partito dove le assicuro che le posizioni all’interno di ognuno di questi sono eterogenee e composite. Attenzione a non ridurre ogni dibattito su temi eticamente sensibili a una semplicistica contrapposizione tra progressisti e conservatori. Nella mia attività parlamentare ho sempre cercato di coniugare il cattolicesimo democratico con la dimensione laica che si richiede al legislatore. 

Talvolta la scelta di abortire è dettata anche da ragioni economiche. Ci sono novità sul fronte politico parlamentare a sostegno della famiglia?

Non nascondiamoci che tante sono le incertezze per il lavoro accentuate poi dalla pandemia. Costi sempre meno sostenibili per la crescita dei figli. Accogliere la vita diventa, infatti, sempre più una complicazione. È proprio in questi giorni però che si intravede un cambio di passo con l’approvazione della legge delega sull’assegno unico universale per ogni figlio che nasce. È una significativa riforma a sostegno delle famiglie. Un buon inizio per riforme strutturali, tanto auspicate e attese. 

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Lucio Romano

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