Il Green Pass tra “no vax”, “nì vax” e “a vax”

Set 26, 2021 | Osservatorio Cittadino

Il dibattito politico sulla obbligatorietà del Green Pass è particolarmente vivace. Diverse le questioni in campo. Per un approfondimento su alcuni aspetti, intervistiamo Lucio Romano, medico e docente universitario, Senatore nella scorsa legislatura.    

Prof. Romano, iniziamo dai “no vax”

Per i “no vax” risulta pressoché impraticabile qualsiasi evidenza oggettiva e “contra factum non datur argumentum.” Quindi è molto arduo, direi quasi impossibile, convincerli alla vaccinazione. Ma non ci sono solo i “no vax”. Tra le difficoltà a vaccinare il maggior numero di persone e raggiungere l’auspicata immunità di comunità (c.d. immunità di gregge), dobbiamo annoverare anche altre tipologie come i “nì vax” e gli “a vax”.

Chi sono i “nì vax”?

Per “nì vax” si intendono gli esitanti, cioè coloro che in linea di principio non sono ostili ai vaccini e, tuttavia, hanno incertezze e dubbi. Non sono negazionisti ma hanno paura di vaccinarsi preferendo rimanere in una sorta di comfort zonein realtà altamente rischiosa. Su questi è importante una informazione diretta e personale. Poi ci sono gli “a vax”, vale a dire le persone che non hanno ancora avuto le loro dosi di vaccino che devono essere contattati personalmente, soprattutto tramite la medicina territoriale, per spiegare e fornire i dovuti chiarimenti. Sono stati anche trascurati, in larga parte, nell’era dominata dalle comunicazioni in Rete, dai messaggi tramite Whatsapp. Potremmo dire che rappresentano anche una significativa fascia di popolazione offline.  Permangono criticità che investono maggiormente gli esitanti (“nì vax”). Ci sono quasi due milioni di italiani, tra 40 e 49 anni, che rifiutano ancora la vaccinazione. 

Qual è il ruolo dell’informazione?

Proprio le evidenze, ovvero i fatti e non le opinioni suggestive e ingannevoli (fake news), devono essere da guida per incentivare le vaccinazioni. Su questo campo una informazione rigorosa, chiara e diretta sia da parte della stampa che dei medici è assolutamente necessaria. È opportuno ribadirlo ancora. Sulla base dei report scientifici accreditati, con un ciclo completo di vaccinazione si riducono significativamente le ospedalizzazioni, i ricoveri in terapia intensiva e i decessi. Basta vedere i pazienti con Covid attualmente ricoverati. Il 90% sono non vaccinati. L’efficacia nel prevenire i ricoveri in terapia intensiva, con ciclo completo di vaccinazione, è del 96% così l’efficacia nel prevenire il decesso è pari 96,6%. Tuttavia, sembra che l’evidenza di questi dati non sia ancora sufficiente a far superare alcune perplessità e indecisioni, spesso dettate da incomprensibili motivazioni.

Allora, che cosa fare? 

Come Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) abbiamo evidenziato, già nell’aprile di quest’anno, l’importanza del Green Pass per allentare le restrizioni della libertà e al tempo stesso contenere il contagio così da favorire la ripresa delle varie attività sociali nelle quali si prefigurano assembramenti. Indubitabili i vantaggi, identificabili in una doverosa premialità per chi, con responsabilità solidale, si è vaccinato consentendo così una maggiore libertà di movimento, nel rispetto rigoroso delle misure volte a tutelare la salute pubblica.

Condivide l’obbligatorietà del Green Pass?

In Italia si è preferito seguire un percorso di progressiva gradualità, che condivido, con una obbligatorietà dove necessaria per consentire la ripresa del regolare svolgimento di attività con la tutela dei cittadini visto l’andamento epidemiologico della pandemia. L’obiettivo è quello di scongiurare nuove chiusure facilitando riaperture in maniera ordinata e favorendo libertà di movimento. I vantaggi del Green Pass vanno considerati tenendo conto della eccezionalità della situazione pandemica, nell’auspicio che una volta tornati a una condizione di normalità, e con le vaccinazioni, non si debba né si possa più farvi ricorso. Si giustifica una possibilità di movimento, seppure parziale e condizionata, rispetto ad un divieto assoluto e indiscriminato, essendo ingiusto non permettere ad alcuno un comportamento per il solo motivo che non è possibile permetterlo a tutti.

Eppure, ci sono contestazioni al Green Pass? 

Contrapposizioni e distinguo, come prevedibile, non mancano. Ricordiamo che la tutela della salute è un fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, come riconosciuto dalla nostra Costituzione all’art. 32. Ciò significa che qualsiasi titubanza, inconsistente contrapposizione o ingannevole antitesi comporta ulteriore diffusione del virus con le temibilissime varianti; aumento delle ospedalizzazioni e dei ricoveri nelle terapie intensive; aumento delle morti; chiusure e aggravamento della crisi economica. È inevitabile, pertanto, l’introduzione del Green Pass per tutti coloro che sono a contatto con il pubblico, nelle scuole come nelle università e nel lavoro pubblico e privato. 

Si potrebbe prevedere anche un obbligo della vaccinazione?

Lo ritengo improbabile. Comunque, la obbligatorietà della vaccinazione, extrema ratio, richiederebbe sempre l’approvazione di una legge in linea con quanto già riconosciuto per le vaccinazioni, appunto obbligatorie, nell’infanzia e nell’adolescenza. Pur distinguendo tra un trattamento obbligatorio generalizzato o per specifiche attività lavorative, secondo l’andamento epidemiologico, impedire il contagio, secondo principio di ragionevolezza, non rappresenta in sé un provvedimento discriminatorio.