Il Governo che verrà, tra competenza tecnica e visione politica

Feb 9, 2021 | Huffington Post

Dopo l’incarico conferito a Mario Draghi sono emersi, da subito, alcuni interrogativi. Governo tecnico? Governo misto, con tecnici e politici? O con tecnici di riferimento per le diverse componenti politiche? Crisi della politica e trionfo dei tecnici?

L’incarico conferito ha richiamato una sorta di corrispondenza con quelli di Carlo Azeglio Ciampi nel 1993 e Mario Monti nel 2011. Nella considerazione che – seppur decisamente diverse erano le contingenze e, di conseguenza, le motivazioni che portarono alla formazione dei rispettivi governi e degli obiettivi da raggiungere – sia stato comune il denominatore: chiamati a risolvere gravi crisi politiche per riconosciute competenze tecniche e di prestigio internazionale.

Sono interrogativi che accompagnano il dibattito pubblico di questi giorni e che fanno da sfondo alle stesse consultazioni che, con sobrietà, discrezione e nel pieno rispetto delle interlocuzioni politiche, sta conducendo in queste ore il presidente incaricato.

Per dare delle risposte ritengo imprescindibile partire dal richiamare la dichiarazione del presidente Mattarella prima di conferire l’incarico: «Avverto, pertanto, il dovere di rivolgere un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia a un Governo di alto profilo, che non debba identificarsi con alcuna formula politica». È da qui che si evince la tipologia del mandato che trova corrispondenza nella figura di Mario Draghi.

Allora, ecco venire in aiuto anche l’intervento che lo stesso Draghi  ebbe a svolgere – in occasione della Laurea honoris causa in Economia conferitagli dall’Università Cattolica – su “Policy making, responsabilità e incertezza”: «Molti studenti di questa e di altre università vestiranno nel corso della propria vita i panni del servitore pubblico: il futuro della società dipende dal sentire il bene pubblico da parte dei giovani migliori e dall’impegno che profondono nel raggiungerlo. […] Vorrei oggi condividere con voi quelle che mi paiono caratteristiche frequenti nelle decisioni che consideriamo “buone”: la conoscenza, il coraggio, l’umiltà».

Ebbene, proprio conoscenza, coraggio e umiltà comprovano l’agire di Mario Draghi, qualità proprie che, laddove ne fosse richiesta ancora conferma, sono la cifra delle consultazioni di queste ore e che caratterizzeranno il suo agire alla guida del Paese.

Sul rapporto tra sapere tecnico e azione politica si registrano posizioni contrastanti. Alcuni, non ritengono indispensabile una competenza tecnica del politico bastando, piuttosto, una sufficiente “visione politica”; altri, invece, ritengono necessario un legame stretto e diretto.

Personalmente ritengo apprezzabile quest’ultima tesi, in quanto è innegabile che la competenza tecnica si coniuga inevitabilmente con una visione politica quando si assumono responsabilità sia legislative che amministrative. Insomma, non può essere considerata una contrapposizione. Piuttosto è valore aggiunto, se non, in alcuni casi, davvero indispensabile. E poi, non esistono governi tecnici perché tutti i governi sono politici.

Competenza tecnica e politica sono componenti essenziali di un processo osmotico che, purtroppo, da alcuni decenni a questa parte si è interrotto, a seguito della crisi dei partiti. Si leva, così, evidente e urgente la necessità di istituire da parte di partiti e movimenti scuole di formazione politica che preparino alla vita pubblica. Non si tratta di uno sterile retaggio del passato, che per ciò solo va respinto, ma una impellente necessità del presente. La politica, operando per il bene comune, richiede, infatti, formazione e saperi assolutamente necessari – le cd. competenze – dove ogni decisione è frutto di un bilanciamento tra realismo delle conflittualità e costruzione di un ordine regolato.

È indispensabile, pertanto, riprendere – con spirito autentico che sarà sottoposto alla prova dei fatti – un percorso in cui competenza tecnico-politica, visione politica e capacità di mediazione non siano considerate doti contrastanti, ma complementari e necessarie. In cui formazione non significhi passiva accettazione delle informazioni/disinformazioni mediate dalle camere dell’eco; in cui, riportando una citazione di Giovanni Sartori, sia fondamentale “distinguere tra educazione come informazione e educazione come competenza”. 

A suffragare queste richieste depone, ulteriormente, l’altissimo indice di gradimento che gli italiani stanno tributando a Draghi, impegnato nella formazione di un nuovo governo. Credo che questo non vada derubricato a estemporaneo e improvviso compiacimento per la tecnocrazia, ma letto come istanza di politica “buona”.

D’altronde come per un intervento chirurgico ci si affida a una equipe esperta così deve essere per la politica che è chiamata ad assumere decisioni che coinvolgono milioni di italiani.

È una sfida che il popolo lancia ai partiti e ai movimenti politici e che questi devono raccogliere. Non è mai troppo tardi, “non è solo un problema di nomi, ma soprattutto di quello che le persone sanno fare”. 

https://www.huffingtonpost.it/entry/il-governo-che-verra-tra-competenza-tecnica-e-visione-politica_it_60224a9ac5b6c56a89a4060b?utm_hp_ref=it-homepage

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