Eutanasia: non sono d’accordo ed ecco perchè

Ott 3, 2021 | Nero su Bianco

Raccolte le firme per il referendum sull’eutanasia, la parola passa alla Cassazione e alla Corte Costituzionale per il vaglio di ammissibilità. “E’ un tema complesso e divisivo che richiede rigorosi approfondimenti senza strumentali speculazioni”, dichiara Lucio Romano, docente universitario e componente del Comitato Nazionale per la Bioetica presso la Presidenza del Consiglio.

Prof. Romano, la Corte Costituzionale si è già espressa sul suicidio assistito. Qual è il contenuto della sentenza?

La Corte è intervenuta sull’art. 580 del Codice penale, ovvero sull’istigazione o aiuto al suicidio, esprimendosi a favore del suicidio assistito ma a precise e delimitate condizioni. Paziente pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli – con patologia irreversibile che implica gravi sofferenze fisiche o psichiche – sottoposto a trattamenti di sostegno vitale. Condizioni e modalità di esecuzione devono essere verificate da una struttura pubblica del Servizio Sanitario Nazionale, previo parere del Comitato Etico territorialmente competente, e rispetto della normativa sul consenso informato, sulle cure palliative e sulla sedazione profonda continua. 

Con la sentenza la Corte ha sdoganato anche l’eutanasia?

No. La Corte non legittima l’eutanasia, sotto il profilo giuridico, ma traccia il perimetro entro il quale legiferare. Infatti, il testo base alla Camera sul suicidio assistito riprende la sentenza per larghe parti. È importante rilevare che la Corte ribadisce il diritto di accedere alle cure palliative, alle terapie del dolore e alla sedazione profonda che sono la vera risposta alle sofferenze non trattate o all’abbandono. 

Con il referendum, invece, si vuole legittimare l’eutanasia.  

Con il referendum abrogativo sull’omicidio del consenziente si va ancora più oltre rispetto alla sentenza della Corte sul suicidio assistito. Obiettivi del referendum sono l’eutanasia e il diritto all’aiuto medico per la morte volontaria. È un referendum abrogativo che, in caso di esito favorevole, richiederebbe comunque necessari interventi normativi successivi.

È favorevole all’eutanasia?

No. La risposta alle sofferenze e all’abbandono è nei trattamenti proporzionati che rispettano la dignità della persona. Sono contrario all’eutanasia, all’accanimento clinico e alla ostinazione irragionevole dei trattamenti. Sono a favore, invece, dei trattamenti proporzionati, delle cure palliative, delle terapie del dolore e della sedazione profonda. Dobbiamo essere consapevoli che legittimare l’eutanasia significa anche metter in conto un piano scivoloso normativo, per quanto i proponenti del referendum tendano a sminuire o a rassicurare. È ragionevolmente prevedibile una evoluzione nel tempo, come già avvenuto in Olanda dove è stata legittimata l’eutanasia di bambini nati gravemente malati così dei pazienti affetti da malattie psichiatriche gravi che hanno ottenuto l’autorizzazione al suicidio medicalmente assistito. 

Come si pone la politica?

A tutt’oggi i partiti non si sono ancora espressi in maniera ufficiale. Con la legge alla Camera sul suicidio assistito e con la proposta referendaria emergono questioni politiche sostanziali e sulle quali i partiti devono inevitabilmente confrontarsi. Chi ha responsabilità politica, ai più vari livelli, deve manifestare a quale cultura politica fa riferimento. Comunque, il tema dell’eutanasia richiede riflessioni approfondite e consapevolezza dei vari e problematici aspetti sociali e valoriali. Potremmo dire sinteticamente che  l’individualismo radicale sostiene l’istanza referendaria.

Che cosa si intende per individualismo radicale?

Nell’individualismo radicale l’autodeterminazione viene intesa come assoluta. Premesso il rispetto della consapevole e libera accettazione o rifiuto dei trattamenti secondo proporzionalità che rende illecita qualsiasi ostinazione irragionevole, l’autodeterminazione dell’individualismo radicale afferma il diritto assoluto alla morte volontaria, ovvero all’omicidio del consenziente altresì definita eutanasia. Si finisce con l’impedire la “prossimità responsabile” il cui dettato etico-sociale è di farsi carico dell’altro, sofferente o abbandonato. Nell’individualismo prevale il criterio del benessere e l’accettazione sociale. Su versante opposto, invece, c’è la cultura del prendersi cura dell’altro, operando per la convivenza delle differenze. È questo un orizzonte di senso in cui non è lecito né l’accanimento né l’eutanasia ma c’è comprensione, vicinanza, accompagnamento e sollievo dalle sofferenze. Vale a dire che c’è relazione di cura.