Comitato Bioetica, adesione spontanea al vaccino ma ad alcune condizioni

Dic 30, 2020 | Huffington Post

La vaccinazione anti Covid-19 deve essere obbligatoria o è sufficiente l’adesione spontanea? È opportuno ricorrere alla patente di immunità? È plausibile passare dall’adesione spontanea alla obbligatorietà secondo gradualità e proporzionalità? È necessaria la obbligatorietà solo per alcune categorie professionali o per fasce di età a maggior rischio?

Con l’avvio delle vaccinazioni, questi sono solo alcuni dei principali interrogativi che sono posti in questi giorni. Il confronto è sul piano giuridico-legislativo ed etico-sociale.

Alcune considerazioni preliminari sono necessarie.

Con la Legge di conversione n.119/2017 furono previste dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori di età compresa tra zero e sedici anni e per i minori stranieri non accompagnati. Nello specifico, le vaccinazioni obbligatorie sono per poliomielite, tetano, epatite B, pertosse, Haemophilus influenzae tipo b, morbillo, rosolia, parotite, varicella. L’obbligatorietà per le ultime quattro (anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella) è soggetta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e delle coperture vaccinali raggiunte.

Il dibattito parlamentare, e non solo, sulla conversione del Decreto legge sulla obbligatorietà delle vaccinazioni fu molto conflittuale viste le contrapposizioni tra favorevoli e contrari, tra ragionevolezza scientifica e oscurantismo. Ebbene, con la vaccinazione anti Covid-19 sembra ripetersi lo stesso scenario. Con una differenza, però, dettata dalla consapevolezza vissuta nella quotidianità di una drammatica pandemia che richiede immediati interventi protettivi.

La vaccinazione anti Covid-19 rappresenta un presidio imprescindibile. “Non è una questione ideologica, ma una scelta per il bene dell’intera umanità.”

Altra considerazione ineludibile è il richiamo alla nostra Costituzione. Secondo l’art.32 la tutela della salute è sia un diritto dell’individuo sia un interesse della collettività. Ciò significa che c’è un diritto a cui corrispondono dei doveri a cui siamo tutti obbligati. Inoltre, nell’articolo si enuncia che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento se non per disposizione di legge”, riferendosi ai trattamenti diagnostici e terapeutici necessari per la salute pubblica quali, per esempio, proprio le vaccinazioni obbligatorie per alcune malattie.

Ma la domanda sostanziale potrebbe essere la seguente: la risoluzione dei quesiti posti circa la obbligatorietà o meno della vaccinazione deve essere sul piano giuridico e legislativo o sul quello etico-sociale secondo responsabilità e solidarietà? I diversi piani si escludono a vicenda o possono coniugarsi secondo gradualità e proporzionalità?

Il Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB) ha recentemente espresso il Parere proprio su “I vaccini e Covid-19: aspetti etici per la ricerca, il costo e la distribuzione”. La posizione assunta all’unanimità è stata quella della “adesione spontanea” ma ad alcune condizioni.

Il CNB ritiene che debbano essere fatti tutti gli sforzi per raggiungere e mantenere una copertura vaccinale ottimale, non escludendo l’obbligatorietà̀ in casi di emergenza, soprattutto per gruppi professionali maggiormente esposti all’infezione e alla trasmissione della stessa. Il Comitato auspica che tale obbligo sia revocato qualora non sussista più un pericolo importante per la società e sia privilegiata e incoraggiata l’adesione spontanea da parte della popolazione.

La raccomandazione espressa dal CNB è che sia rispettato il principio che nessuno dovrebbe subire un trattamento sanitario contro la sua volontà preferendo l’adesione spontanea rispetto all’imposizione autoritativa, ove il diffondersi del senso di responsabilità individuale e le condizioni complessive della diffusione della pandemia lo consentano

Premessa indispensabile affinché alla pianificazione della distribuzione consegua una accettazione della vaccinazione da parte dei cittadini, è una informazione e comunicazione trasparente, chiara, comprensibile, consistente e coerente, basata su dati scientifici sempre aggiornati.

Inoltre, i criteri di priorità nelle vaccinazioni devono essere stabiliti sulla base dell’identificazione di gruppi ‘più a rischio’ per l’attività lavorativa svolta o per le condizioni di età e di salute. L’esclusivo obiettivo della determinazione delle priorità consiste nell’esigenza etica di proteggere il più possibile ogni persona, nel rispetto dei principi di uguaglianza, alla luce dei doveri di solidarietà sociale come riportati nella nostra Costituzione agli artt. 2 e 3.

Persuasione e convincimento, comunicazione obiettiva e scientificamente argomentata, responsabilità e solidarietà sono del tutto imprescindibili.

Sono questi obiettivi e principi che ancor più obbligano alla vaccinazione soprattutto coloro che svolgono attività di assistenza e di cura. L’auspicio è che non si debba arrivare, secondo ragionevolezza, all’extrema ratio dell’obbligo di legge.

Persone fragili e vulnerabili chiedono che gli si assicuri “cura” e protezione e disattenderle sarebbe una deroga inammissibile – sia sotto il profilo giuridico che etico – agli impegni assunti.

https://www.huffingtonpost.it/entry/comitato-bioetica-adesione-spontanea-al-vaccino-ma-ad-alcune-condizioni_it_5fec6960c5b64e442107f2ab

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