“Pur non rinviando integralmente a quella sul matrimonio, l’unione civile tratteggiata nel DDL in discussione, utilizza una tecnica legislativa che, attraverso parziali regolamentazioni ad hoc, permette alle unioni civili di raggiungere l’ampiezza dei diritti e dei doveri che le coppie sposate acquisiscono per legge. In particolare l’art. 3 che richiama espressamente alcuni articoli della disciplina del matrimonio Insomma una clausola generale di equivalenza matrimonio-unioni civili”, ha detto – intervenendo in Aula – il senatore Lucio Romano esponente di Democrazia Solidale e vicepresidente della Commissione Politiche Europee. Una alterità fittizia, argomenta il senatore: “Un’alterità tra le unioni civili e il matrimonio è soltanto apparente in quanto, per diritti e doveri previsti, è perfettamente equiparabile. A questo punto, perché poi non parlare nettamente di matrimonio, risolvendo anche il problema dell’art. 29 della Costituzione?”.
“Per quanta riguarda l’articolo 5, è facilmente intuibile come porti a ricorrere, per quanto già vietata in Italia con la L.40/2004, alla maternità surrogata. Col diritto alla genitorialità da parte di coppie dello stesso sesso, inevitabilmente e logicamente è necessario il ricorso a procedure che umiliano la dignità del corpo femminile con la cosificazione e la commercializzazione della gestazione. Auspico che a questo non si voglia arrivare, anche se indirettamente, nell’istituire le unioni civili!”. “L’utero in affitto è pratica inaccettabile che riguarda sicuramente anche le coppie etero ma che ha implicazioni nella versione attuale della stepchild adoption contenuta nel DDL in discussione. Per questi motivi, ho sottoscritto emendamento che applica le stesse pene già previste in Italia a chi pratica la surrogazione di maternità all’estero, sia per le coppie omosessuali che per quelle eterosessuali. Inoltre, definendo una procedura che cerca di disincentivarla”. “Risulta evidente che si richiede un supplemento di approfondimento e di dialogo nella necessaria fase emendativa del DDL che, su peculiari diritti e doveri da regolamentare, risponda in definitiva ai criteri della ragionevolezza”, conclude il senatore Romano: “miglioramenti e correttivi in Aula sono possibili e necessari”.

