In occasione di Pasqua, vorrei condividere le riflessioni pubblicate da Civiltà Cattolica.
“Ogni epoca approfondisce la conoscenza di Cristo, dei testi fondamentali, del simbolo della fede alla luce della propria esperienza esistenziale, partendo da alcuni aspetti che fanno parte della figura iniziale di Gesù, ma spostando gli accenti, ricomponendo il mosaico, riscoprendo tesori nascosti. Per fare un esempio, non è casuale che il tema del Sabato Santo, con la discesa agli inferi, sia emerso con tanta forza, nonché con tante sfumature diverse, nella teologia del dopo Auschwitz.
Il tema che affrontiamo in questo articolo non sfugge a tale regola. Se, infatti, parlare del mistero della croce è indubbiamente theologia perennis, l’espressione «Messia sconfitto» sembra invece tipica della nostra epoca, della sua acuta esperienza del male, della sua «speranza contro ogni speranza» (Rm 4,18). Perché, per la tradizione antica, il Messia, Figlio e Verbo di Dio fattosi uomo, è innanzitutto il Risorto, il vincitore (Christus victor), il sereno Pantocrator dei mosaici. Nel Medioevo, infatti, nonostante l’accento posto sull’umanità di Cristo, Gesù è il Salvatore, «pieno di grazia e di verità» (Gv 1,14), non lo sconfitto, icona di una «storia dei vinti» (J.‑B. Metz).

