Laboratorio della cittadinanza, in ricordo di Sergio Zavoli

Feb 14, 2021 | Osservatorio Cittadino

Laboratorio della cittadinanza

Il Senato ha pubblicato in questi giorni il volume Testimonianze in ricordo di Sergio Zavoli. Sono raccolti i contributi di parlamentari, giornalisti, bibliotecari che hanno avuto modo di lavorare con lui e, con il suo impulso e supporto, concretizzare un’idea di Biblioteca del Senato come ‘laboratorio della cittadinanza’. Tra le testimonianze riportate, quelle dei senatori Anna FinocchiaroLucio Romano Luigi Zanda; dei giornalisti Stefano Folli, Repubblica; Massimo Franco, Corriere della Sera; Renato Parascandolo, già direttore di RAI Educational e Marco Tarquinio, direttore di Avvenire. Ne emerge una riflessione corale sulla visione culturale e politica di Sergio Zavoli. 

Riportiamo un estratto della pubblicazione con l’intervista a Lucio Romano. La pubblicazione è scaricabile gratuitamente da http://www.senato.it/pubblicazioni

Senatore Romano, il Suo percorso parlamentare ha incrociato quello del Sen. Zavoli. Ricorda qualche battaglia comune, o un episodio che descriva il suo modo di fare politica?

Rincontrare Sergio Zavoli in Senato ha voluto significare per me riprendere un percorso iniziato anni addietro. Allora in qualità di giornalista collaboratore del quotidiano Il Mattino – per la pagina di medicina e scienza – con Zavoli direttore e, poi, proseguito presentando i suoi libri in occasione di convegni e incontri seminariali. E così, dopo diversi anni, ci siamo ritrovati tra i banchi del Senato della Repubblica dove abbiamo condiviso un orizzonte culturale e politico che il tempo aveva appena diradato. 

La ricomposizione dell’alleanza tra cultura e politica, in una stagione condizionata dal presentismo, è stato il campo sul quale Zavoli si è fatto promotore instancabile nonché guida feconda di idee. Il suo è stato un costante impegno volto a dare risposte a interrogativi – per quanto ardui, problematici e sofferti – sempre con quella libertà gentile e accogliente, aliena da qualsiasi linguaggio corrosivo, che ha rappresentato il canone della sua attività politica e parlamentare che ha sempre onorato, anche quando le forze fisiche non glielo avrebbero permesso.

Il suo vocabolario era rappresentazione palese della “cura delle parole” che riprendono fedelmente il senso e la verità del pensiero, il manifestarsi di un profondo sentire nell’incontro pur nella diversità delle posizioni. “E’ la parola che ci tiene in vita”, così ricorda Zavoli in un suo scritto. 

Riecheggiano ancora nella mia mente i suoi interventi nell’Aula del Senato che – suffragati dall’autorevolezza unanimemente riconosciuta – aprivano ad una prospettiva di analisi sempre “altra” e “oltre” in grado di ricomporre il tutto. In un silenzio attento, in un tempo quasi sospeso riempito di pensieri dalle parole sempre giuste. Questo il suo modo di fare politica. 

Il suo sguardo, infatti, si faceva stupito, fino ad un mal celato turbamento, quando il dibattito politico indulgeva in conflittualità con espressioni corrosive, apparentemente irriducibili e ostinate.

Ricordo tra le sue parole alcune, pubblicate sul Mattino nell’editoriale “L’energia morale”, che ritengo siano la cifra del suo lascito morale alla politica. “[…] Ecco allora riapparire, oneste, austere, esigenti, due parole anch’esse travolte dal marasma e presto dimenticate: equità e solidarietà. Da pronunciare non al rimorchio di una politica di comodo, demagogica e declamatoria, ma nel rispetto di un’etica sociale cui riferirsi per avere viva e presente la consapevolezza oggi morente di essere, oltre che persone, cittadinanza e quindi popolo”.

La storia parlamentare di Sergio Zavoli inizia nel 2001 con la XIV legislatura, e già nel 2006 lo vede ricoprire il ruolo di Presidente della Commissione per la Biblioteca e l’Archivio storico. Come viveva questo ruolo, desiderato e sviluppato nell’arco di oltre un decennio?

Ho avuto l’onore di poter collaborare e condividere con Sergio diverse iniziative della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”. In particolare, il ciclo di seminari che hanno affrontato le tematiche più attuali e problematiche. 

Sono state giornate di intensi confronti e riflessioni con relatori prestigiosi nei rispettivi settori di competenza. Dialoghi intensi, plurali, aperti a delineare sempre nuovi percorsi di analisi sul versante sociale e politico. Per meglio definire come lo stesso Zavoli ha avvertito il ruolo di Presidente della Commissione per la Biblioteca e l’Archivio storico del Senato riporto le parole che lui stesso ha pronunciato alla presentazione del seminario su Il futuro dei libri: “I seminari nascono dalla convinzione che sia venuto il tempo che la nostra Biblioteca si occupi dei libri promuovendo momenti di riflessione legati al muoversi, non solo nel nostro Paese, di idee e valori facendo del suo essere a disposizione dei cittadini la ragione di un aperto contributo alla crescita culturale e civile della società umana.” 

Per Zavoli la Biblioteca del Senato era l’ἀγορά dove cultura e politica si incontrano. Uno spazio pubblico del confronto di idee, del dialogo, della costruzione comunitaria. Ne sono, infatti, riprova le sempre attente e folte partecipazioni di tanti e tra questi gli studenti e i docenti delle varie scuole d’Italia. 

Zavoli ha ricoperto il suo ruolo sempre con entusiasmo e dedizione. Non finiva neanche di ideare un evento che già aveva pensato al successivo. Un dinamismo lungimirante che coinvolgeva tutti.  Una forza propulsiva inesauribile che veniva vivificata dalla sua costante ricerca nel realizzare una sintesi armonica tra pensiero e azione pratica. Sempre instancabile a esplorare le tematiche più complesse, intellettuale dalle incessanti domande. “Può darsi che il porre domande, per provocare risposte, sia rimasto il modo migliore di conoscere, o intanto conoscersi. Interrogarsi e rispondersi significa far posto alle cose che restano da discutere, da capire, soprattutto per i giovani, i più privi di memoria, vissuti fino a ieri in una sorta di irrilevanza sociale.” Così Zavoli al seminario su Scienza e umanesimo: un’alleanza? Questo è, quindi, il mandato che ha concretamente realizzato e consegnato ai suoi successori. 

Nelle 4 legislature di elezione, Sergio Zavoli è sempre stato membro della Commissione permanente “Istruzione pubblica, beni culturali”. Può raccontarci il valore politico che Zavoli attribuiva alla cultura?

Un valore indispensabile. La cultura come incontro, non ridotta a sterili monologhi che segnerebbero, seppur temporaneamente, un vincitore e un vinto – come spesso accade in politica – bensì un pensare insieme, un costruire insieme. Il suo è stato un dialogo che si intervallava spesso a “pause” volutamente brevi per poter lasciare all’interlocutore il tempo di riflettere. Questa peculiarità comunicativa non era solo il retaggio di una profonda dimestichezza con i tempi televisivi in cui le pause, i silenzi, lo stare nell’ombra quasi in disparte hanno segnato la sua caratura di giornalista – come ad esempio l’indimenticabile “Notte della Repubblica” – ma la riprova che l’ascolto è virtù fondamentale e ineludibile. E così elaborava la progressione di un pensiero che, instancabilmente, ti avvolgeva – direi quasi ti abbracciava – lasciando aperte prospettive inedite e sempre rispettose del pensiero dell’altro, non senza argomentati e sempre garbati dissensi laddove necessari.

Sempre rigoroso, soprattutto con sé stesso. Avvertiva, infatti, costantemente un’assoluta esigenza per la più corretta corrispondenza lessicale tra il pensiero e la sua manifestazione, orale o scritta. Un linguaggio di verità adottato nei vari campi di interesse della sua vita – dal giornalismo alla politica – frutto del rigore assoluto che concretizzava senza sforzi, semmai a volte con il dubbio che le parole usate non avessero rappresentato perfettamente il pensiero e i valori in gioco. Ricorrenti, peraltro, erano le modifiche che, con quella sua grafia minuta, apportava a mano ai suoi testi fino a pochi minuti prima di intervenire in Aula del Senato, salvo poi appoggiarli sullo scranno e liberare ancor più il suo pensiero.

Nel suo diario intimo, per quanto manifesto attraverso i suoi scritti, risultava costante l’inquietudine di chi cerca, senza rifuggire, gli interrogativi esistenziali anche i più ardui. Secondi alcuni tematiche da circoscrivere alla sfera del personale, per altri da riservare agli studi degli specialisti del settore. Ma per Zavoli i temi esistenziali dovevano trovare patria nei luoghi della politica. Tra i tanti, ricordo l’ultimo seminario che ha ideato e guidato alla Biblioteca del Senato su L’uomo e la ricerca della felicità. “E’ un fenomeno che lascia alla pace interiore ciò che stenta a prendersi la nostra esistenza quotidiana, per esempio la libertà prima della giustizia, la politica e la sua etica, la vita e i suoi appagamenti, […] occorreva parlarne, essere raggiunti da riflessioni e giudizi, collegamenti con pensieri lontani, insomma lasciti mitici e scoperte umane, reali, quotidiane […].”

Di Sergio Zavoli parlano la sua storia di giornalista e i suoi scritti, i suoi interventi al Senato e le sue poesie che, però, non affievoliscono la nostalgia anche di una amicizia condivisa. 

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Lucio Romano

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